I selvatici

Qui dietro c’è un mondo interno, una scoperta naturalistica e gastronomica. E non sono solo il pretesto per andare per campi e starci delle ore, ma per conoscere un mondo nascosto di cui si è fatto, per troppo tempo, a meno. 
Arricchiscono le escursioni perché ovunque si mettano i piedi si rischia di calpestare qualcosa di buono, salutare, edibile. Alberi apparentemente insignificanti spesso sono cariche di fiori deliziosi o di frutti succulenti
A primavera si inizia con le cicorie, tarassaco, crepide, grespino. Poi la piantaggine, la consolida, la salvia pratense, l’acetosa ovvero il “panecuc” in dialetto locale.  Aglio orsino, alliaria, timo serpillo, pimpinella aromatizzano le nostre zuppe, crostini, salse. Poi ci sono i germogli di luppolo (briscandoli), di vitalba, di barba di capra, di silene, di ortica. E poi si va all’estate con i fiori di achillea, angelica, biancospino, sambuco, tiglio, i petali delle rose di santa Rita la malva, la borragine, il tanaceto, l’erba cipollina…. E poi arrivano i frutti selvatici le ciliegie, i lamponi, le fragoline di bosco, i prugnoli, i cornoli, il biancospino, il crespino, le more di rovo, il sambuco, la rosa canina
Non vi basta? Allora entriamo nei boschi: funghi da aprile a novembre, di tutti i tipi, per tutti gli usi. E poi noci, nocciole, castagne.
Tutto si raccoglie e tutto si usa e si preserva. E riporta l’uomo alla sua natura di conoscitore e raccoglitore.